venerdì 18 gennaio 2008

Rendez- vous - racconto osè

Nella stanza vi è solamente una lampada che emette una luce soffusa. Sono coricata sul letto e vi sto aspettando. Non sono completamente nuda, indosso soltanto un velo nero che mi copre gli occhi. Avevamo deciso di fare tutto senza parole inutili, senza presentazioni, senza preamboli, senza pudore, senza rimpianti, senza rimorsi e senza futuro. Sento delle voci nel corridoio. State arrivando.
Entrate nella stanza e io rimango immobile stesa sul letto ad osservarvi mentre in piedi difronte a me vi abbracciate. Vi spogliate lentamente. Le vostre mani si toccano, le vostre labbra si baciano, ascolto i vostri respiri sempre più affannosi. Sono completamente inerme ma desiderosa di assaporare ogni attimo di quello spettacolo maledettamente eccitante e seducente.
Lei completamente nuda si inginocchia accanto a me e ti sta aspettando. Così vicina ne respiro la sua sensualità e capisco perchè tu la desideri così tanto. Lentamente ti avvicini e dolcemente da dietro le scivoli dentro. Non ti avevo mai visto far l'amore così , probabilmente sei innamorato di lei. La possiedi con dolcezza e con passione, la baci sulla bocca regalandole nuova vitalità mentre all'unisono raggiungete l'apice del piacere.
Non completamente sazio ti avvicini e vuoi possedere anche me. Mi allarghi le gambe e ti sento entrare nelle pieghe del mio sesso. Completamente confusa ed eccitata ti sento esplodere in tutto il tuo vigore dentro e fuori di me. Non ancora completamente soddisfatto ti allontani e con un ghigno beffardo dipinto sul volto mi lasci completamente in balia delle sue mani e, seduto in un angolo della stanza, rimani a guardare.
Lei si avvicina. Le sue mani scorrono sui miei capelli, sulla mia pelle, sui miei seni. Sono completamente abbandonata al suo volere. Non avevo mai provato prima un piacere così subdolo e perverso. La bacio sulla bocca solo per sentire il tuo sapore. Mi toglie la benda dagli occhi e con voce suadente mi sussurra: " Il destino ti ha scopata e ti ha lasciato a me: la morte. Dovrai venir via con me ora, sono io ora il tuo solo futuro " Non ho volontà per oppormi e mentre Lei sta per staccare i fili che mi tengono legata alla vita sento la voce del destino che le dice:
"Fermati. Aspetta. Voglio offrirle un'altra chance"
Non ho fiato per rispondere. Con le poche forze che mi rimangono con un lievo gesto della testa e abbassando le palpebre dico. "No, non la voglio" . "Allora verrai via con me, sarà un viaggio bellissimo" e mentre ascolto le sue ultime parole taglio i polsi.
Personaggi ed interpreti:
Lui : il destino
Lei : la morte
L'io narrante: la sofferenza

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Se la sofferenza muore dovrebbe restare solo il piacere, almeno credo di capire così, però i racconti che finiscono con tristezza, fanno comprendere che chi liha scritti sia stata trattata male dal destino. gae

elle ha detto...

@ Gaetano: in questo racconto la sofferenza non muore se ne va con la morte, poichè soffrire vuol dire morire. Forse non era chiaro :(